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Larry Page e Sergey Brin sono la quintessenza dell'imprenditoria. Sono intelligenti, lungimiranti e inventano Google alla fine degli anni '90, quando studiano informatica alla Stanford University.

Fondamentalmente sanno di aver fatto qualcosa di grandioso che va aldilà della semplice scoperta, in quanto il loro credo è quello di cambiare il mondo.

Oggi Google non è solo il motore di ricerca di Internet più diffuso, ma un insieme di applicativi digitali che spaziano in tutti i campi.

Molti dicono che abbia risolto molto problemi su Internet, permettendo di trovare dati in modo facile e veloce. Altri dicono che è difficile prevedere l'impatto di Google in quanto è una di quelle cose che mutano radicalmente il modo di pensare e di agire delle persone.

Andiamo alla scoperta, con questo documentario, di una delle invenzioni che hanno cambiato definitamente il mondo, e non solo quello dell'informazione comunicazione digitali.



Ricordate il vecchio mantra del web? I video, le immagini, i post brevi sono i contenuti preferiti dagli utenti dei social come Facebook e co.

Ormai tale postulato è stato largamente smentito: anche i long form riescono a creare engagement e interazione e, che sia per fare personal branding o per raccontare una storia aziendale, sempre più spesso si torna a ricorrere al formato “blog”.

Tra i vari strumenti che mette a disposizione Facebook ce n’è uno, spesso sottovalutato, in grado di adempiere alla funzione di stotytelling.

Si tratta delle Note su Facebook che, secondo quanto espresso dai piani alti della nota piattaforma social, risultano utili tanto per «fare un resoconto delle tue vacanze estive o di un evento importante della tua vita, quanto per dire la tua riguardo a qualcosa che hai sentito dai media o scrivere una lettera aperta da condividere con il mondo. O, persino, per condividere una ricetta speciale con tanto di lista degli ingredienti e foto di ogni step», come scrivono dal team di casa Zuckerberg.


Disponibili da sempre, erano state fino al restyling del 2015 poco sfruttate da utenti e pagine. L’aggiornamento puntò, allora, a renderle più «belle» e «personalizzabili»: permettendo, per esempio, di aggiungere un’immagine di copertina, inserire e modificare foto all'interno, formattare il testo e arricchirlo con titoli e citazioni.

Le Note su Facebook sono state parecchio apprezzate, in particolare per la loro vocazione decisamente mobile. Se è dai dispositivi mobile che proviene ormai la maggior parte delle connessioni, infatti, anche i contenuti non possono che adattarsi alle esigenze di utenti di questo tipo: velocità di caricamento e nessuna necessità di passare da un’app all’altra sono in questo senso il valore aggiunto delle Note su Facebook.

Non solo si può raccontare una storia personale, aziendale, o istituzionale, come nel noto caso di Matteo Renzi e delle sue iniziative #eNews e #MatteoRisponde, dalla cui analisi si può comprendere il corretto o errato utilizzo dello strumento (ma questa è un'altra storia).

Qualcuno si è cimentato nell'utilizzare le Note per fare marketing all'interno di una strategia più complessa, efficace, integrata.


Le avvertenze per i brand sono, per lo più, di buon senso:

  • personalizzare il più possibile le proprie Note
  • scegliere degli elementi grafici chiaramente riconoscibili e inserirli nell’immagine di copertina
  • adottare un tono di voce che sia in linea con la propria immagine, i propri valori aziendali e il resto dei propri contenuti, come nel caso di Barilla e delle sue ricette.

La mission dei brand non è più parlare al maggior numero di persone possibile, ma intercettare, con delle campagne di comunicazione mirate, quelle nicchie di pubblico che gli garantiranno un reale ritorno d’investimento.

E così un numero crescente di aziende utilizza oggi l'influencer marketing per aprire nuovi canali di coinvolgimento, ampliare la brand awareness e orientare il processo di acquisto mescolando storytelling, engagement e promozione e offrire contenuti originali e autentici in grado di costruire una nuova modalità di relazione con la propria audience di riferimento basata sulla trasparenza e la fiducia.

Quando si pianifica una strategia di influencer marketing si parte facendo una scrematura iniziale, escludendo tutti coloro la cui fama sociale non è rappresentata da un numero di seguaci accettabilmente alto.


Tuttavia, l’esposizione è solo uno degli obiettivi di mercato dei brand, e neanche il più importante. L’associazione è il punto cruciale della strategia, e quindi parliamo della reputation dell’influencer che, associata al marchio, ne aumenta il brand value.

“Molte delle celebrity di Instagram scattavano foto molto belle. Ma stiamo assistendo a un cambiamento: non si tratta più di bellezza, ma della storia che raccontano”.
Quella di Kevin Systrom, co-fondatore di Instagram, è un’analisi che dimostra una verità sacrosanta: la forza trainante degli influencer deriva dal fatto che vengono percepiti come normali.

Accanto al brand ambassador si sta affiancando quella dell'influencer. La differenza tra i due sta nel concetto di "raggiungibilità" che sostituisce quello di "identificazione" tipico del testimonial.


Non si parte più unicamente dal presupposto della necessità del consumatore di identificarsi nel personaggio famoso, ma nel fatto che l’aspirante modella o lo studente di turno possano un giorno ritrovarsi ad essere ricchi e famosi come l'influencer, pur non avendo nessun talento particolare.

Un altro aspetto fondamentale generato dagli influencer marketing riguarda il product placement. In America, a seguito di varie lamentele, la Federal Trade Commission ha imposto l’osservanza di alcune linee guida per garantire agli utenti una maggiore trasparenza, tra cui l’obbligo di inserire nelle caption dei post a fini promozionali degli hashtag dedicati come #paid o #ad.

Apparentemente, questo snatura completamente un fenomeno – quello degli influencer – che deve il suo successo soprattutto al fatto che le voci di queste persone non somigliano a quelle delle televendite, né ai testimonial vecchia scuola – tirati a lucido per promuovere marchi e prodotti che non avrebbero mai utilizzato nella propria vita – ma, semmai, ricordano la genuinità del consiglio di un’amica.

Ma l'aspetto vincente di questa nuova strategia comunicativa è senza dubbio lo storytelling. Gli influencer rendono pubblici i propri momenti più intimi e riescono a ottenere l’attenzione delle persone, le quali vogliono che gli venga riconosciuto del valore.

Questa è la vera rivoluzione: la condivisione in real time delle informazioni e la possibilità di avere un contatto diretto con i propri inspirer e poter commentare e giudicare i loro contenuti. Questo rende la comunicazione sul web (apparentemente) partecipativa, condivisa e inclusiva.

Nel web siamo soliti pensare in orizzontale e verticale. Come per grafica stampata il layout impone di utilizzare prevalentemente moduli ordinati in griglie orizzontali e verticali.

Qualche volta ci dimentichiamo però che la presentazione continua dei contenuti "allineati e coperti" può alla fine risultare un po' monotona e distogliere la dovuta attenzione dai contenuti medesimi.

Apple e Nike, da sempre all'avanguardia nell'individuare le nuove tendenze, propongono ancora una volta in simultanea, un nuovo orientamento per la grafica: le linee diagonali.


Queste a differenza di quelle orizzontali e verticali godono di un maggiore dinamismo, in quanto sommano nel loro percorso le caratteristiche delle due precedenti: la calma di quelle orizzontali e la tensione di quelle verticali.

Ne risulta un impatto percettivo notevole, che ovviamente rimanda a quello delle forme o degli oggetti rappresentati.


Così Apple rilancia in diagonale le sue cuffie "beats", mentre Nike taglia l'ortogonalità delle immagini con maschere oblique per conferire maggiore dinamismo ai capi rteclamizzati.

Ogni tanto, per ravvivare la propria immagine aziendale, conviene pensare in diagonale.

Prendiamo in considerazione l'ultima comunicazione Web di Zenpark, uno dei principali gestori di parcheggi francesi.

Oltre alla furba operazione di cobranding (un concorso che permette di vincere l'ultimo modello di iPhone) e che genera l'inferenza egalitaria Zenpark = Apple, notiamo immediatamente come il design sia soprattutto "cromatico" con l'utilizzo di due colori ben definiti:

  • verde in foreground
  • magenta in background

Il banner di Zenpark con l'equazione di cobranding
I due colori non sono ovviamente scelti a caso in quanto il loro accostamento genera un contrasto cromatico, a cui viene sottintesa una determinata sensazione percettiva.

Prima di analizzare la proposta cromatica di Zenpark occorre fare una precisazione.

Nel mondo del design vi sono differenti sistemi di colori, dai quali partire per definire le proprie palette cromatiche.

Due sistemi cromatici molto utilizzati nel mondo del design sono quello dei colori primari e quello RGB
Uno dei più utilizzati è il tradizionale sistema dei colori primari ROSSO, GIALLO, BLU, spesso utilizzato nel design materico, vale a dire quello che prevede la colorazione di oggetti tangibili come un'automobile o un capo di abbigliamento.

In questo sistema possiamo ottenere differenti accostamenti, detti tecnicamente contrasti cromatici.

Da quelli più diretti e naturali a quelli più stridenti e vivaci. Questi ultimi vengono composti da un colore primario e dal colore risultante dalla combinazione degli altri due.

Ad esempio possiamo accostare il ROSSO alla combinazione degli altri due, vale a dire il VERDE che nasce dalla combinazione GIALLO+BLU.

Ecco che allora un oggetto di design colorato di ROSSO e VERDE rivela l'impiego di un CONTRASTO COMPLEMENTARE, molto dinamico e vivace.

Il secondo sistema utilizzato è quello del mondo della luce con i suoi colori fondamentali ROSSO, VERDE, BLU. È il sistema percettivo attraverso i quale i nostri occhi ricompongono il mondo cromatico e ovviamente quello con cui comunicano le interfacce video dei vari televisori, tablet, pc e smartphone.

Nel mondo del Web Design domina questo secondo sistema, atto a comporre interfacce immateriali, dotate di sola energia luminosa.

Anche in questo sistema possiamo ottenere differenti contrasti cromatici. Soltanto che cambia il sistema di composizione, in quanto la luce somma i colori in maniera differente rispetto alla materia.

Il ROSSO ha come COMPLEMENTARE il suo "negativo" nel mondo della luce, vale a dire il CIANO.
Così il BLU ha come COMPLEMENTARE il suo negativo, vale a dire il GIALLO e il VERDE ha come COMPLEMENTARE il MAGENTA.

Questi contrasti cromatici "positivo" - "negativo" sono ovviamente i più vivaci e dinamici in quanto prevedono l'utilizzo di un colore del mondo della luce e di quello a lui diametralmente opposto.

Ecco spiegato il CONTRASTO CROMATICO proposto da Zenpark: è un CONTRASTO COMPLEMENTARE VERDE-MAGENTA atto a definire uno stile di comunicazione molto spigliato e dinamico.

L'apparente calma della filosofia ZEN del brand nasconde un'energia notevole.

Con l'inizio della scuola il mondo delle app non va certo in soffitta, insieme ai vari salvagenti fenicottero, o alla cover impermeabilizzata per l'iPhone.

Gli americani, a cui piace stilare una classifica per ogni cosa che li circonda, hanno individuato le applicazioni e i software più utilizzati dagli studenti dei college americani.

Inoltre, in base al tracciamento dei vari istituti, è stata redatta una graduatoria anche dei siti più visitati

Vi proponiamo le infografiche tratte dal sito laptopstudy.com

APP


SOFTWARE


WEB




Senza scomodare Kandinsky e il suo fondamentale saggio "Punto, Linea, Superficie" dove vengono trattate al meglio le relazioni tra forma e colore, occorre sottolineare comunque l'importanza di gestire questi due aspetti del design in favore di un'altra componente fondamentale: l'interazione.

Questo significa che nel mondo dell'interazione, quando disegniamo una forma e le attribuiamo un colore non stiamo soltanto definendo una "percezione", ma una vera e propria azione.

Un pulsante circolare (forma inclusiva/esclusiva assoluta) colorato di rosso (sfera emozionale assoluta) richiama immediatamente ad un'azione "cruciale": la più importante all'interno della nostra interfaccia.

Così un pulsante quadrato (forma modulare) colorato di giallo (indice di transizione) invita all'esplorazione immediata del contenuto sottinteso al pulsante medesimo.


Bisogna stare attenti anche ad accostare le forme e i colori per definire al meglio la griglia percettivo/interattiva nello spettatore/utente.

Prendiamo ad esempio la combinazione dei colori primari rosso, giallo e blu, spesso utilizzata nel mondo dell'arte, della grafica e del design e riferiamoci a un caso recentemente proposto in una newsletter del Teatro Franco Parenti attraverso la quale si approda alla relativa pagina sul sito.

L'utilizzo dei colori primari da parte del sito del Teatro Franco Parenti
La grafica è composta da tre rettangoli (forma modulare) colorati rispettivamente di:

  • rosso (emozionale)
  • giallo (transizione)
  • blu (razionale)
I tre rettangoli sottintendono ovviamente tre aree di interesse che, nel caso dell'emittente in questione si traducono in tre scelte di abbonamento a differenti tipologie di spettacoli.

Fin qui niente da dire in quanto la scelta dei tre colori fondamentali del mondo dell'arte vuole connotare al meglio la "mission" artistica del Teatro e definire tre percorsi tematici in relazione agli umori dello spettatore (vuoi emozionarti? scegli l'area rossa).

Peccato che il ruolo di interazione non venga ribadito dai tre rettangoli, come sarebbe stato logico aspettarci, ma da tre anonimi link collocati nel body della pagina.

Il ruolo di interazione viene affidato a link anonimi all'interno del body
Un'occasione mancata per permettere un'interazione più fluida e intuitiva da parte del navigante.

Inoltre la forma allungata in verticale dei rettangoli non fa altro che replicare lo stile bandiera, con la curiosa composizione di una bandiera rumena destrorsa.

Silicon Valley: la rivincita dei nerd è il titolo di un interessante documentario proposto recentemente da History.
Si tratta del racconto visivo della rivoluzione digitale, nata e sviluppatasi sulla West Coast americana: dalla nascita del Personal Computer, descritto fin dalle origini come  "strumento di libertà e di protesta" al ruolo svolto da personaggi simbolo come Bill Gates e Steve Jobs.

Un cambiamento epocale, sia dal punto di vista antropologico che sociale, tanto da poter ormai tracciare una linea di confine tra il precedente "mondo analogico" e l'attuale "mondo digitale".

Ma il punto sui cui si sofferma maggiormente il documentario è il fatto che questo cambiamento epocale sia dovuto a una cultura considerata ai tempi marginale e minoritaria.

Niente di più sbagliato, in quanto la cultura nerd è figlia di una doppia formazione.

Da un lato troviamo il clima accademico delle università californiane come Berkley, Palo Alto, Uc e Ucla.

Dall'altro ci sono invece le esperienze (anche estreme) della cultura hippie, che eredita dalla Beat Generation la ricerca comunitaria di nuove esperienze di aggregazione e coscienza, attraverso ad esempio la musica rock, la rivoluzione sessuale e l'uso di droghe e stupefacenti.

Se si semplifica troppo il significato di questo doppio innesto accademico-hippie, solo apparentemente antitetico, risulta poi incomprensibile capire come siano nati e si siano sviluppati la Free University di Palo Alto e il cosiddetto "Homebrew Computer Club".

Un luogo dove poter pensare a nuove tecnologie e modalità di comunicazione accessibili a tutti, dove Bill Gates sviluppava le sue intuizioni e dove muoveva i primi passi un giovanissimo Steve Jobs, da poco rientrato da un viaggio in India.

Un'idea di allargamento della mente individuale e sociale, con conseguenze alle volte estremamente imprevedibili.

Nella ricerca di una maggiore visibilità e di una maggiore persuasione nei processi di interazione i vari social network stanno cambiando alcuni elementi grafici del loro layout con la nuova stagione.

La sorpresa più eclatante viene da Youtube che si presenta con un nuovo logo aggiornato dove il logotipo “YouTube” a lato del classico rettangolo rosso arrotondato, che stava a simboleggiare lo schermo catodico, viene rimpiazzato da una versione più semplificata con il solo rettangolo rosso trasformato nel “Play” sugli schermi più piccoli, e affiancato dal logotipo monocromatico su desktop.

Le due versioni del marchio Youtube

Si passa così da un'idea di visione (televisore) a una di maggiore interazione (pulsante play).

Dopo mesi di sperimentazioni e anteprime, il nuovo design di YouTube su browser viene esteso a tutti gli utenti.

L'interfaccia Material Design appare più leggera e ordinata

La grafica che adotta il Material Design è stata alleggerita secondo le linee guida sul design scelte qualche anno fa da Google per i suoi servizi online, per Android e per le app su iOS.

Notevole anache l'opzione per cambiare lo sfondo intorno al player da bianco a nero, per renderlo meno invasivo e gustare i video con meno distrazioni.

Cambio epocale anche per Facebook dove uno dei simboli del social, vale a dire il pulsante like, cambia la su grafica. Già il polsino azzurro aveva lasciato spazio a una versione più neutra, il cui grigio poteva richiamare le coloratissime cinque emozioni.

La "vecchia" pulsantiera grigia prima dell'intervento grafico
La nuova pulsantiera già sperimentata su Android

E dopo una sperimentazione su Android i pulsanti Mi Piace, Commenta e Condividi sfruttano ora icone non riempite e un carattere diverso da quello attuale, sempre per cercare di spingere a una maggior interazione.


Mozilla ha avuto alterne vicende durante la sua storia che, è bene ricordarlo, esiste e "resiste" ormai da 18 anni.

Come creatori dell'unico "web-browser popolare", interamente no-profit, i progettisti di Mozilla hanno sempre avuto un approccio differente dai competitor come Google Chrome e Microsoft Edge.

Ora Mozilla si concentrerà ancora di più su alcune di queste differenze, tra cui l'impegno verso un mondo online totalmente aperto e gratuito.

Il marchio mozilla: prima e dopo
Il leader della squadra creativa Tim Murray ha indicato sul blog dell'azienda che Mozilla "vuole essere conosciuto come il campione di un Web sano. Un'internet dove tutti sono liberi di esplorare e scoprire, creare e innovare senza barriere o limitazioni". Murray ha poi conclusi:" oggi crediamo più
che mai in questi principi".

Questo punto di vista è ciò che ha influenzato la decisione di utilizzare la connotazione ": //" nel nuovo logo, a ribadire, con alcuni dei segni più famosi del Web fin dalle sue origini, il loro ruolo di portavoce e difensori di un'Internet "aperta, libera e globale".

Il nuovo font zilla affianca il logo in questa campagna di rebranding digitale
Un rinnovamento estetico per ribadire il loro concept di un Web libero a cui è stato affiancato anche il nuovo font "zilla".